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Se sei triste resta a casa

COME UN IMPRENDITORE CINESE MIGLIORA L’UMORE DEI SUOI DIPENDENTI

da Sabina Aversa
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Se sei triste resta a casa

Non poteva sfuggire all’attenzione dei media la notizia di un imprenditore cinese, assai famoso nel settore del commercio al dettaglio in Cina che ha introdotto una nuova politica di congedo “per infelicità”, per risollevare l’umore dei suoi dipendenti, e riequilibrare la vita lavorativa e personale degli stessi.

Mentre in Italia ancora è dibattito aperto su congedo parentale, sul tempo di durata, sul riconoscimento dello stesso non solo alla madre, ma anche al padre, mentre si grida al miracolo sull’apertura delle classi politiche alla saggia conoscenza dei ruoli impegnativi dei genitori alle prime armi, ecco che in Cina si guarda avanti, si grida a gran voce in un ritmo produttivo che non conosce soste, a una rinnovata attenzione per la persona e per una sua personalissima disposizione d’animo.

Risale al 2021 un sondaggio che rivela un dato inquietante, ma non del tutto inaspettato, oltre il 65% dei lavoratori in Cina si sente stanco e triste sul luogo di lavoro, soprattutto a causa di salari bassi, di relazioni interpersonali quasi del tutto assenti e di una politica ricorrente di straordinari sottopagati.

Notiamo niente di simile in altri paesi? Domanda superflua e provocatoria. 

Se un maestro come Cucinelli, imprenditore del cashmere, con un impero finanziario quotato in Borsa, ha dovuto con forza e pronto intelletto sottolineare quanto sia deleterio lavorare per troppe ore, o studiare forsennatamente senza pause, allora possiamo anche capire come persino in Cina una mente imprenditoriale “umana” si sia rivelata sensibile al morale di chi produceva per lui, venendo meno ad una energia vitale, già provata e stanca.

Attenzione inusuale e non da poco. Durante un evento tenutosi a fine marzo, Yu Donglai, fondatore e presidente di una grossa azienda locale, la Pang Dong Lai, ha annunciato l’introduzione di ben 10 giorni aggiuntivi di congedo per i dipendenti.

La linea comportale dell’azienda si basa sui principi di “libertà e amore”, che garantisce la sicura accettazione del congedo richiesto.

E non solo, nell’azienda in questione, udite udite, le ore lavorative sono 7 al giorno, con fine settimana libero, e 5 giorni di ferie in prossimità del Capodanno Lunare.

Che si tratti di un imprenditore sensibile ed illuminato è sottolineato dalla condizione appetibile di uno stipendio adeguato, un ambiente di lavoro che contempla ben 100 servizi gratuiti tra cui la misurazione della pressione dei lavoratori, e l’attenzione ad animali domestici del dipendente stesso.

Non resta che far capire al resto del mondo che se un dipendente è felice di lavorare, produce meglio, cresce con l’azienda stessa, in un parallelismo che di consumistico ha ben poco, ma che moralmente fa entrare la vita dei dipendenti nel cuore produttivo della stessa.

Un uomo felice ha una mente plasticamente più reattiva, creativa, relazionalmente attenta a giuste mosse.

E se un datore di lavoro capisce che dare spazio a tutto ciò può voler dire sentirsi abbracciato dai suoi stessi dipendenti, assorbendo forza lavoro come energia vitale allora forse stiamo andando nella giusta direzione. E, a ben pensarci, tutto ciò non avviene solo in Cina. T

empo fa avevo letto che anche in Inghilterra e negli Stati Uniti, in alcune aziende i dipendenti potevano usufruire del permesso di un giorno per ricaricare le proprie energie. Il “Duvet Day” o giorno del piumone rappresenta un giorno di ferie richiesto senza alcun preavviso quando il dipendente sente di avere bisogno di riposo un giorno a caso.

Nessuna malattia da mimare, nessuna scusa da inventare, nessun sintomo da recitare… semplicemente pausa, quella di cui abbiamo bisogno un po’ tutti, senza alcun motivo se non riprendere fiato, staccarci da ritmi troppo incombenti.

E se un datore di lavoro capisce che il tuo sguardo non è più quello di un tempo, forse ci stiamo davvero civilizzando.

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